POTI PICTURE: Cinema, giovani e inclusione

Si è concluso il progetto della Poti Pictures “Che cinema ad Arezzo!”, un progetto di cinema che ha visto il coinvolgimento di sette attori con disabilità intellettiva e otto ragazzi tra i 12 e i 17 anni, con l’intento di promuovere l’inclusione sociale, utilizzando il cinema come strumento di formazione e promozione umana, finalizzato a creare una nuova cultura dell’accoglienza, verso un nuovo umanesimo.

Il percorso di formazione cinematografica si è interamente svolto ad Arezzo, è iniziato nel mese di aprile e si è concluso a dicembre. Nella sua prima parte ha visto la formazione di persone con disabilità e successivamente, per tre mesi, la formazione congiunta con gli adolescenti partecipanti al progetto. Attraverso l’arte del cinema, si è inteso raggiungere diversi scopi: formare giovani e persone con disabilità all’alfabetizzazione emotiva e alla cinematografia, cercando di sviluppare e rafforzare l’autostima tramite la conoscenza delle proprie emozioni; includere i ragazzi nella realizzazione di un prodotto audiovisivo, attraverso lo studio della sceneggiatura e prove di messa in scena, studio dei ruoli, gestione del set di ripresa, coinvolgendoli congiuntamente in tematiche sociali; sensibilizzare il pubblico e la cittadinanza ad una cultura dell’accoglienza e della normalizzazione della disabilità.

Gli studenti sono stati guidati da un team di professionisti di varie discipline (registi, produttori, psicologi, operatori del terzo settore, ecc…) che li hanno portati a costruire insieme alla Poti Pictures un soggetto e successivamente una sceneggiatura. Un percorso formativo per accompagnarli anche alla scoperta della propria città e di alcuni dei luoghi da valorizzare, al termine del quale, è stato realizzato un cortometraggio, diretto dal regista Daniele Bonarini, che ha visto il coinvolgimento anche dei genitori degli allievi, oltre che di altri partner progettuali.

“Il metodo educativo della Poti Pictures – spiega il produttore Michele Grazzini – mette al centro la persona, in questo caso l’adolescente e l’adulto con disabilità intellettive, e fa in modo che tutto sia finalizzato a esaltare e valorizzare le abilità, anche minime e residue, di ciascuno. La storia racconta di un gioco, una sfida a relazionarsi con persone sconosciute, dove però nulla è come sembra. Il valore aggiunto di questo progetto, sta nell’alfabetizzazione emotiva guidata dalla psicologa Sara Borri, che ha permesso ai ragazzi di comprendere l’intenso lavoro dell’attore e contestualmente sviluppare consapevolezza e coscienza critica nei confronti del cinema. In questo senso la Poti Pictures Academy ha l’ambizione di volersi proporre come un modello, anche a livello nazionale, per lo sviluppo del binomio scuola-cinema.
La certificazione che la Poti Pictures ha ottenuta dall’Unione Europea come ‘prima casa di produzione cinematografica sociale’ ha trovato in questo progetto una grande concretezza. Vorremmo diffondere questo nuovo prodotto culturale e sociale anche nel 2022/2023, attraverso proiezioni pubbliche a ingresso gratuito, proiezioni nelle scuole e partecipazione a festival di cinema”.