Stamani il punto in Regione in un convegno con Irpet, università, esperti, cooperative sociali e organizzazioni sindacali
Un modello economico di sviluppo che tiene insieme lavoro, servizi, bene collettivo, solidarietà, un tassello importate per il welfare e in tanti altri settori.
Sono le cooperative sociali in Toscana e stamani nella sala esposizioni di palazzo Strozzi Sacrati è stato fatto il punto complessivo sul ruolo della cooperazione sociale in Toscana, attraverso i suoi tratti caratteristici e valore.
Del tema ha parlato nel corso di un convegno molto partecipato l’assessora alle politiche sociali Serena Spinelli che ha introdotto e concluso i lavori. Sono intervenuti Federico Creatini dell’università della Calabria, Gianfranco Marrocchi di Impresa Sociale, Letizia Ravagli di Irpet. A seguire si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato i rappresentanti delle centrali cooperative e delle organizzazioni sindacali confederali.
“La cooperazione sociale in Toscana – ha spiegato l’assessora Spinelli – occupa circa 50 mila addetti, soprattutto nel mondo dei nostri servizi socio-sanitari. E’ evidente che rappresenta un pezzo importante dell’economia toscana. Oggi – ha proseguito – l’abbiamo rappresentata e raccontata sia dal punto di vista di cosa è stato il mondo coooperativo nel Paese e in Toscana anche da una prospettiva storica, sia attraverso i dati che IRPET ha elaborato su nostra commissione, tramite una ricerca specifica sul tema”.
L’assessora ha poi ricordato che l’iniziativa di oggi si inserisce in un percorso più ampio: “Oggi abbiamo fatto un ulteriore passo avanti nell’attuazione di quello che è il Patto per il welfare toscano, sottoscritto insieme alle tre centrali cooperative e la Diaconia Valdese con le tre organizzazioni sindacali confederali CGIL, CISL e UIL. Si tratta di un patto che prevede, tra le altre cose, la definizione del contratto di riferimento nei servizi socio-sanitari. Abbiamo introdotto una modifica alla delibera regionale di riferimento – ha spiegato Spinelli – stabilendo che quello riconosciuto dalle cooperative sociali è contratto di riferimento, in quanto sottoscritto congiuntamente dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Il patto prevede anche un impegno economico da parte della Regione Toscana, in parte già adempiuto, e un percorso di lavoro che continuerà nei prossimi anni.»
L’assessora ha sottolineato il valore del lavoro condiviso: «Abbiamo voluto incrociare due aspetti: la qualità del lavoro, intesa come riconoscimento contrattuale delle lavoratrici e dei lavoratori nei servizi socio-sanitari, e la qualità dei servizi stessi, che per noi vanno di pari passo. Il fatto che il mondo cooperativo, insieme alle organizzazioni sindacali, abbia deciso con noi che questi due elementi debbano procedere insieme rappresenta un risultato importante per la Regione Toscana, per garantire percorsi di inserimento lavorativo sui nostri territori”.
L’assessora ha sottolineato il valore del lavoro condiviso: «Abbiamo voluto incrociare due aspetti: la qualità del lavoro, intesa come riconoscimento contrattuale delle lavoratrici e dei lavoratori nei servizi socio-sanitari, e la qualità dei servizi stessi, che per noi vanno di pari passo. Il fatto che il mondo cooperativo, insieme alle organizzazioni sindacali, abbia deciso con noi che questi due elementi debbano procedere insieme rappresenta un risultato importante per la Regione Toscana, per garantire percorsi di inserimento lavorativo sui nostri territori”.
Alcuni dati di Irpet illustrati oggi:
Le cooperative sociali in Toscana: numeri, impatti e prospettive
In Toscana, le cooperative sociali costituiscono una parte fondamentale del tessuto economico e sociale regionale. Secondo gli ultimi dati le realtà iscritte all’albo regionale sono 525: 277 di tipo A (che si occupano principalmente della gestione di servizi alla persona, socio-sanitari, educativi e di formazione professionale), 174 di tipo B (che operano nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.), le restanti sono cooperative con entrambe le funzioni e consorzi di cooperative.
In Toscana, le cooperative sociali costituiscono una parte fondamentale del tessuto economico e sociale regionale. Secondo gli ultimi dati le realtà iscritte all’albo regionale sono 525: 277 di tipo A (che si occupano principalmente della gestione di servizi alla persona, socio-sanitari, educativi e di formazione professionale), 174 di tipo B (che operano nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.), le restanti sono cooperative con entrambe le funzioni e consorzi di cooperative.
Dove operano e in quali ambiti
Le cooperative sociali si concentrano in particolare nell’assistenza sociale, nell’istruzione e nei servizi ambientali. Le cooperative di tipo A sono attive per il 68% nei servizi socio-sanitari e per il 24% nell’istruzione; quelle di tipo B, invece, si distinguono per attività legate a servizi alle imprese (48%) e di pubblica utilità (11%).
Le cooperative sociali si concentrano in particolare nell’assistenza sociale, nell’istruzione e nei servizi ambientali. Le cooperative di tipo A sono attive per il 68% nei servizi socio-sanitari e per il 24% nell’istruzione; quelle di tipo B, invece, si distinguono per attività legate a servizi alle imprese (48%) e di pubblica utilità (11%).
Una presenza capillare sul territorio
Il sistema cooperativo conta circa 1.710 unità locali distribuite in tutta la regione, con una media di 54 addetti per cooperativa — un dato nettamente superiore rispetto alla media delle imprese toscane (3,4 addetti). Complessivamente, le cooperative sociali danno lavoro a oltre 32.500 persone ogni anno, con picchi che arrivano a 54.000 occupati a fine dicembre.
Il sistema cooperativo conta circa 1.710 unità locali distribuite in tutta la regione, con una media di 54 addetti per cooperativa — un dato nettamente superiore rispetto alla media delle imprese toscane (3,4 addetti). Complessivamente, le cooperative sociali danno lavoro a oltre 32.500 persone ogni anno, con picchi che arrivano a 54.000 occupati a fine dicembre.
Occupazione femminile e qualificata
Il lavoro nelle cooperative sociali è in gran parte femminile (oltre il 70% degli occupati) e fortemente strutturato: il 97% dei rapporti è di lavoro dipendente, con un’ampia diffusione del part-time. Il livello di istruzione è elevato: il 45% dei lavoratori ha un diploma, il 37% una laurea.
Il lavoro nelle cooperative sociali è in gran parte femminile (oltre il 70% degli occupati) e fortemente strutturato: il 97% dei rapporti è di lavoro dipendente, con un’ampia diffusione del part-time. Il livello di istruzione è elevato: il 45% dei lavoratori ha un diploma, il 37% una laurea.
Un mercato del lavoro dinamico, ma ancora fragile
Nel 2023 sono stati registrati oltre 15.600 nuovi avviamenti al lavoro nelle cooperative sociali, a conferma della vivacità del settore. Tuttavia, la maggior parte di questi avviamenti (71%) è avvenuta con contratti a tempo determinato e per il 78% in modalità part-time.
Nel 2023 sono stati registrati oltre 15.600 nuovi avviamenti al lavoro nelle cooperative sociali, a conferma della vivacità del settore. Tuttavia, la maggior parte di questi avviamenti (71%) è avvenuta con contratti a tempo determinato e per il 78% in modalità part-time.
Un attore centrale negli appalti pubblici
Le cooperative sociali svolgono un ruolo di primo piano anche nel sistema degli appalti pubblici. Nel 2023 il valore complessivo delle gare aggiudicate ha superato i 336 milioni di euro, con un importo medio per gara di 610.000 euro. Più della metà delle cooperative ha ottenuto almeno un appalto, in particolare nei settori sociale, sanitario e ambientale.
Le cooperative sociali svolgono un ruolo di primo piano anche nel sistema degli appalti pubblici. Nel 2023 il valore complessivo delle gare aggiudicate ha superato i 336 milioni di euro, con un importo medio per gara di 610.000 euro. Più della metà delle cooperative ha ottenuto almeno un appalto, in particolare nei settori sociale, sanitario e ambientale.
Valore economico e impatto redistributivo
Sotto il profilo economico, le cooperative generano un valore aggiunto per addetto pari a 21.646 euro. Di questo, il 72% viene destinato a salari e stipendi — una quota doppia rispetto alla media delle imprese regionali, che si ferma al 34%.
Sotto il profilo economico, le cooperative generano un valore aggiunto per addetto pari a 21.646 euro. Di questo, il 72% viene destinato a salari e stipendi — una quota doppia rispetto alla media delle imprese regionali, che si ferma al 34%.
Un modello che unisce economia e inclusione
La cooperazione sociale in Toscana rappresenta un modello virtuoso che unisce inclusione, occupazione e servizi alle persone. Nonostante margini economici più contenuti rispetto alle imprese tradizionali, le cooperative sociali restano una leva strategica per la coesione sociale e per garantire lavoro di qualità sul territorio.”
La cooperazione sociale in Toscana rappresenta un modello virtuoso che unisce inclusione, occupazione e servizi alle persone. Nonostante margini economici più contenuti rispetto alle imprese tradizionali, le cooperative sociali restano una leva strategica per la coesione sociale e per garantire lavoro di qualità sul territorio.”
[Foto: Toscana Notizie]
- Autore: Redazione
- Pubblicato il: 11 Luglio 2025
- Temi: Coob, Cooperative sociali, Regione Toscana, Serena Spinelli